I desideri dell’anima
Siamo abituati a credere che il desiderio sia un pensiero astratto, desidero una cosa ma non avendola sono portato a pensare che sia irraggiungibile, addirittura che non ci sia o non esista, questo perché affinché vi sia un desiderio, l’oggetto del desiderio deve presentarsi come mancante. In realtà, al contrario, tutto è già esistente, tutto è già pensato, i desideri sono possibili solo perché esistono, se non esistessero non li potremmo pensare e tanto meno desiderare.
“Non c’è un’entità separata dal desiderio, c’è soltanto desiderio, non c’è colui che desidera. Il desiderio assume aspetti diversi in momenti diversi, a seconda di quello che gli interessa. Il ricordo di quello che gli interessa si scontra con i nuovi desideri e ne nasce un conflitto, nel quale prende forma colui che sceglie“. (Jiddu Krishnamurti)
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Sappiamo che è impossibile non desiderare, è infatti la nostra Anima che desidera per prima, perciò siamo portati a desiderare continuamente. Sappiamo anche che l’ uomo non ha soltanto un corpo ed un’Anima, ma è un essere molto più complesso di quanto si creda. È uno Spirito che possiede un’ Anima, la quale si esprime su livelli diversi che a loro volta si manifestano su piani differenti: dimensione fisica, eterica, astrale, mentale, causale. Nel mondo Fisico l’uomo possiede il corpo che tutti conosciamo, nel mondo Astrale dove risiede l’ Anima, possiede un corpo emotivo, attraverso il quale sperimenta passioni, appetiti, desideri ed emozioni, in Sanscrito è chiamato Kama Rupa, che letteralmente significa “corpo del desiderio”. In fine possiede il corpo Mentale con cui esprime i suoi pensieri. Attraverso il corpo astrale, l’Anima incarnata nel corpo fisico, sperimenta la vita e mettendosi in gioco eleva e purifica i desideri. È nel corpo Astrale che nascono i conflitti tra i nostri desideri più sottili e quelli più grossolani, conflitti che possono trasformarsi in legami (con questo non intendo dire che è sbagliato desiderare, ma attaccarsi agli oggetti si!). Il desiderio se è insaziabile, nutrito di fantasie, se nasce dalla passione senza avere nulla a che fare con la realtà sarà all’origine di numerose sofferenze. Per molte religioni infatti, il desiderio è generalmente visto in chiave negativa perché costringe l’uomo ad una perpetua sete di dominio mai pienamente saziabile. Desiderare quindi è spesso sinonimo di insoddisfazione perché ciò che siamo ora e ciò che abbiamo, non ci fanno sentire felici. Il desiderio disciplinato dalla ragione e dall’intelligenza invece si rivela molto più positivo, ci consente di migliorare il proprio status, di non lasciarci andare ma di sperimentare, metterci in gioco, crescere.  
“Avevo da scegliere: potevo essere il me che desiderava, o il me che rideva del me che desiderava.”(Tiziano Terzani)
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È curioso leggere il significato etimologico della parola: Desiderio deriva dal latino Desiderium, scomponiamo in “de-siderium” dove “de” in latino sta per mancanza, distacco, allontanamento (pensate a de-capitare, de-mente) e “siderium” è un derivato di sidus, siderìs “stella”, assomiglia tantissimo anche all’altra parola latina sidereus che significa sidereo, stellato, del sole, solare, celeste, divino, splendente, scintillante, brillante. Quindi potremmo considerare che Desiderium può indicare mancanza o distacco dal cielo, dalle stelle, dal Divino.  Allora si capisce perché quando si desidera qualcosa, si avverte spesso un vuoto più grande dell’oggetto voluto. Anche desiderare il Divino ci fa sentire un distacco, infatti non andrebbe desiderato ma percepito, il Divino è in ognuno di noi e allo stesso tempo ovunque, quindi non esiste distacco o mancanza. E’ solo a causa della strutturazione della nostra coscienza che tutto appare duale, disunito. L’ anima è fatta in modo da farci sperimentare una “separazione”, una distinzione fra i corpi: io sono qui, lui è là, viviamo nell’ illusione di essere separati. Si avranno desideri buoni, mediocri o cattivi, fino a che le energie astrali del desiderio non saranno indirizzate verso la spiritualità, il desiderio, allora, si trasmuterà in aspirazione.
 
“Non siamo mai tanto lontani dai nostri desideri, come quando ci immaginiamo di possedere la cosa desiderata”. (Goethe)
Eternamente impegnati a combatterlo, non siamo più nemmeno in grado di riconoscerlo, ma il desiderio e sempre lì, in attesa, pronto ad esplodere. Possiamo cercare di sublimarlo, fuggirlo, negarlo, accettarlo … il desiderio rimane sempre lì. Quanti religiosi, spiritualisti e non, hanno detto che dovremmo essere privi di desideri, che dovremmo distaccarci dal desiderio per essere liberi. Il Buddha insegnò l’ abbandono dei desideri, non la repressione. Questo non vuole dire che dobbiamo soffocarli, limitarli, evitarli, perché ci procureremmo solo dei danni. Non è nemmeno possibile tenere un desiderio e rifiutarne un’ altro. L’ unica via è comprendere i desideri, se per comprenderli pienamente è necessario viverli, allora viviamoli in pieno, solo con la totale coscienza del loro senso, saremo in grado di abbandonarli, quello che serve quindi è essere coscienti del desiderio e non distruggerlo. Se lo distruggessimo, distruggeremmo la vita stessa. Se vogliamo scoprire la verità del desiderio e vederne la sua luce o il suo lato oscuro, dobbiamo smettere di giudicarlo.
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“Tutti i desideri che cerchiamo di soffocare covano nel nostro animo e lo avvelenano. L’unico modo per liberarsi da una tentazione è cedervi.”  (Oscar Wilde)

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