di Caroline Mary Moore

Negli ultimi anni molte persone sono arrivate alla conclusione (me compresa) che è giunto il momento di smettere di sacrificarsi per gli altri e scegliere sé stessi.

Questo articolo vuole approfondire questo argomento per chiarire cosa implica quando diciamo “scelgo me stesso”, e porre due domande:

Che valore ha questa nuova prospettiva per la mia crescita personale? e quali sono le possibilità che proseguire su questa linea possa effettivamente risultare in una devianza, un rafforzamento dell’ego spirituale e delle sue illusioni basate sul dolore?

Queste due domande e le loro risposte possono essere un boccone amaro da ingoiare, io stessa sono rimasta sbalordita quando ho scoperto l’inganno, tuttavia, a questo punto del nostro viaggio, la verità scomoda è sempre preferibile a una falsità ricoperta di zucchero.

Per sbrogliare il quadro bisogna partire dalle basi.

Essere buoni e disponibili è un concetto mentale tipico del ricercatore spirituale e della comunità olistica. Sulla base del condizionamento sociale/religioso collettivo inconsapevole, era generalmente accettato che la virtù e l’altruismo richiedessero sacrificio.

Riesco quasi a sentire i commenti, “Si ma, ho trasformato questa roba anni fa!”

Forse è così, ma vi consiglierei a continuare a leggere.

Nel corso degli anni, molti si sono sentiti in dovere di scegliere la “scomodità” piuttosto che la “comodità” nel proprio lavoro e nelle relazioni personali, o perché ci hanno insegnato che mettere al primo posto i propri bisogni personali è egoismo, oppure, perché soffriamo della “sindrome del salvatore”, in ogni caso, nessuno di noi, pur negando i bisogni personali, onorava il Sé, ciò che nutrivamo erano i bisogni dell’ego di entrambe le parti.

Quindi quando diciamo “sceglierò me stesso”, di cosa stiamo parlando?

Senza entrare nella psicologia Junghiana, Carl Jung ha proposto un pittogramma interessante; un grande cerchio con un minuscolo punto al centro. Il punto al centro rappresenta l’ego, la personalità falsa che rinchiude in sé tutti i nostri ideali, condizionamenti, verità soggettive ecc.

Questa “scatola cinese” contiene tutto ciò con cui l’ego si identifica – ciò che lo definisce come un individuo che possiede/desidera, per esempio: il nostro nome, titoli, ruoli e il nostro bisogno di lottare, difenderci e creare confini.

L’ego custodisce i nostri sentimenti, gli sconvolgimenti emotivi e le ferite del passato. Gli sperimentiamo ciclicamente rivivendo il passato piuttosto che sentendoli nel presente.

Poiché l’ego è governato dal tempo lineare, i suoi contenuti vengono ripetutamente proiettati dal passato, sul presente e nel futuro, convalidando l’identità dell’ego (avere) e la sua relazione con il tempo.

L’ego crede veramente di ESSERE il tutto, ma il minuscolo punto è totalmente ignaro della presenza del Sé, il grande cerchio che lo circonda.

Coloro che hanno lavorato su sé stessi conoscono i meccanismi dell’ego. Nel corso degli anni abbiamo tutti acquisito una notevole padronanza “teorica”, ma ora siamo arrivati al punto del viaggio in cui è necessario porci la domanda: a che punto siamo veramente?

Chiedo senza giudizio perché io stessa sono caduta nella trappola spirituale di credere che scegliendo “me stessa” stavo esprimendo il Sé autentico, di aver fatto il passaggio dal puntino al cerchio.


Ed è qui che avviene l’inganno. Essere non è una scelta, non possiamo scegliere ciò che è, quindi cosa stiamo scegliendo?

La Lotta dell’Ego per la Giustizia e la Parità

L’ego è una struttura dualistica e, come ogni moneta ha due facce opposte. Come ho accennato in precedenza, i salvatori sacrificali sono molto comuni nella comunità spirituale.

Questa forse è la nostra vera missione, ma finché non siamo in grado di esprimerla autenticamente, ci viene richiesto di trascendere l’ego con il bambino/a interiore ferito/a che è stato/a costretto/a a cedere la propria autorità e potere personale inizialmente ai genitori e familiari, poi agli insegnanti, poi alle persone nel mondo del lavoro e infine nelle relazioni sentimentali.

Per l’ego tutto è bianco o nero, le scelte si basano su una ripetizione inconscia del passato e, nel caso del ricercatore spirituale, quando diventa consapevole delle proprie caratteristiche di “salvatore” sacrificale si innesca un senso di ingiustizia.

La rabbia è quindi proiettata su coloro che ci hanno prosciugato, oppure a volte, è diretta verso noi stessi per aver permesso agli altri di sfruttarci.

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Di conseguenza questo ci induce a tracciare una linea nella sabbia e dire “no”, proclamando con enfasi: “ora tocca a me, d’ora in poi sceglierò me stesso!”

Non c’è assolutamente niente di sbagliato in questo. Trascendere l’ego è un processo, un po’ di “sano egocentrismo” si traduce, per così dire, nello sperimentare l’altra faccia della medaglia dell’ego; quella della comodità!

Ciò che è importante riconoscere è che, quando pronunciamo “basta, d’ora in poi sceglierò me stesso”, siamo ancora nella lotta dell’ego per la giustizia e l’uguaglianza, stiamo scegliendo il “me stesso” identificato con l’ego e i suoi contenuti. Né di più né di meno.

È qui che molti di noi cadono nella trappola di credere di essere guariti e di vivere autenticamente, solo per scoprire che alcuni aspetti delle nostre ferite riemergono nel tempo.

Questo succede perché siamo ancora identificati con il desiderio dell’ego di riprendere ciò che ci è stato tolto nell’infanzia – il nostro potere e autorità personale.

Dal punto di vista del vero Sé, nulla può essere rubato, perso, dato via o ripreso perché la sorgente e tutto, semplicemente è…

Se guardiamo alle nostre relazioni di oggi, e siamo onesti, molti di noi stanno sperimentando l’altro estremo della moneta dell’ego. Ci siamo ripresi i nostri spazi, abbiamo stabilito nuove regole, smesso di sacrificare, detto “no” e forse anche perso degli amici, partner e familiari nel processo.

Forse non ci siamo nemmeno sentiti in colpa per questo, ma piuttosto potenziati nel riprenderci il nostro potere personale.

Quel senso di potere energizzante è il falso senso di benessere dell’ego ed è un inganno.

Ora oscillando nella direzione opposta, annunciando “ora tocca a me”, in un certo senso rubiamo energia vitale agli altri mentre prima cedevamo la nostra, porgendola su un piatto d’argento in nome del sacrificio e del “fare Bene.”

Questo è lo stato di coscienza 3D basato sulla piramide del potere. Scollegati e separati dalla sorgente, ci scambiamo, regaliamo, sacrifichiamo, rubiamo ed estorciamo energia da altri nella lotta per il potere in un circuito energetico chiuso e limitante.

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Basta fermarsi a pensare all’immensa potenza contenuta in una singola cellula umana che emette 0,07 millivolt di elettricità, che moltiplicata per circa 35 miliardi di cellule significa che un essere umano emette 2,65 trilioni di volt di elettricità!

Se lo moltiplichiamo per otto miliardi, che è l’attuale popolazione mondiale, potremmo affermare che l’umanità emette un’enorme quantità di energia all’interno di questo circuito chiuso; sufficiente per alimentare un enorme computer oppure, meglio ancora – una realtà olografica tridimensionale meglio conosciuta come la Matrix.

Perché è così importante riconoscere questa verità oggi?

Perché è la nostra energia che sostiene e nutre lo stesso sistema che stiamo combattendo! E come Don Chisciotte, stiamo lottando contro i mulini a vento all’esterno invece di smantellare la matrice dall’interno verso l’esterno!

Come molti di voi, ho investito soldi e anni nella mia crescita personale, ed è stato un pugno nei denti quando ho capito che stavo ancora nutrendo il mio ego.

Tuttavia, non c’è niente di meglio di una doccia gelida per riportarci a terra, radicandoci nella verità dopo aver volato troppo in alto con gli arcobaleni e gli unicorni!

Possiamo negare l’evidenza e rimanere parte integrante della batteria umana che alimenta il sistema, oppure, possiamo stare umilmente con la verità e ammettere di aver peccato di presunzione, ingannati dall’illusione di essere passati dal puntino al cerchio.

Non importa quanto tempo siamo in viaggio, il tempo non è sinonimo di consapevolezza e non implica la capacità di osservarci attraverso gli occhi del “Testimone”.

“Quando sei un Testimone la mente permane, ma non lavora in continuazione. La tua identità con essa è spezzata: tu sei colui che osserva e la mente viene osservata.”  Osho

L’identificazione con l’ego è evidente quando diciamo “Sto scegliendo me stesso” semplicemente per la sua logica di divisione (o scelgo te o me). La nostra presa di posizione è solo un’inversione di polarità rispetto all’esperienza precedente.

Sì, ci fa sentire meglio, più autorevoli e meno propensi a perdere energia, per non parlare del fatto che ora siamo sperimentando la posizione di comodità piuttosto che la solita scomodità, tuttavia, la presa di coscienza, la guarigione e l’integrazione sono solo parziali e non sarà totale finché il nostro Sé Autentico, il vero osservatore che testimonia tutto ciò che passa per la mente, ha oggettivamente osservato la verità nella sua totalità.

L’ego e le sue illusioni di separazione ci costringono a cavalcare il suo pendolo oscillante, ma la verità è: non possiamo scegliere ciò che è…

Possiamo comunque incarnarlo, che è il passo successivo del viaggio che ci separerà dal Matrix e ci ricollegherà alla Sorgente.

Ricordiamo che il Tempo ci separa. Il tempo viaggiando sul sentiero spirituale è irrilevante, il tempo è relativo. Ovunque ci troviamo nel processo va bene, nessuno è più o meno avanzato siamo tutti ancora nell’ego; se ho imparato una cosa da questa esperienza è che stiamo viaggiando tutti assieme, l’obiettivo più importante ora è staccare la spina e smantellare il sistema dall’interno.

Scegliere noi stessi è stato quindi solo un passo nella giusta direzione. Il completamento dell’esperienza dell’ego inizia riconoscendo onestamente dove ci troviamo nel processo e questo può portarci alla conclusione che, sebbene credessimo di averlo fatto, ancora non comprendiamo e sentiamo la differenza tra scegliere noi stessi (ego/avere) ed essere noi stessi (Sé/essere).

La trasformazione della coscienza inizia con ESSERE nella verità e l’ammetterlo.

Amore & compassione

Caroline Mary Moore

Fonte : https://www.dalleclissedellesserealmisterodelvuoto.com/2023/08/08/scegliere-un-inganno-dellego-spirituale-rafforza-le-sue-illusioni-dolore/

 

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