Di Maddalena Premuti Bonetta

2° Raggio, Amore-Saggezza, colore blu.

Per stemperare, mitigare e cercare di rimediare l’eccesso di “iper-fare” manifestato dal 1° raggio, diventando alquanto materialistico e deviato e perfino tal volta abominevole, il 2° raggio volle portare il principio dell’Amore unito a quello della Saggezza. La sua distorsione avvenne quando Amore si staccò da Saggezza, e invece dell’Amore seguirono: “amorismo”, “buonismo”, e martirio in nome di un Amore totalmente scollegato dal ventre di Madre Terra. Il principio dell’Amore, proveniente dal regno dello spirito, è un’intelligenza cosmologica le cui caratteristiche sono molto diverse da ciò che poi vedremo essere l’Amare, cioè Amore messo in azione attraverso la Saggezza, derivata dalla conoscenza esperita attraverso l’esperienza, e successivamente sentita coscientemente e in modo senziente attraverso il centro cardiaco, sede dell’Io collegato alla propria Anima.

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La canzone Teardrop dei Massive Attack lo dice bene: “Love love is a verb.” ossia, “l’amore l’amore è un Verbo”, non un ideale astratto o mero secreto mentale.


Il secondo raggio è uno dei raggi più delicati; un grandissimo numero di persone sono immerse nella sua distorsione (abnegazione, sensi di colpa per prendersi cura di sé “lasciando gli altri a se stessi”, causando così non solo un mal-essere e male di vivere a loro stesse, ma allo stesso tempo rischiando di diventare ad esempio, delle pseudo madri che generano progenie alimentata a base di distorsioni profonde di concetti e principi. Il fraintendimento che spesso avviene quando si parla di Amore è la confusione tra Amore generale, divino, assoluto come intelligenza cosmica, principio di uno Spirito cosmologico, e l’Amore particolare, sentito individualmente da ogni anima verso un qualcosa che può essere una passione, un talento, un animale o una persona cara, e calibrato e mediato dall’Io, per evitare che diventi un amore-idealismo, amore-idealizzazione, e amore-martirio. In nome dell’amore vengono compiuti atti truci (come la violenza domestica o la sottomissione incondizionata in famiglia o altro ancora) con cascate di dolore, dispiacere e frammentazione interna. In nome dell’Amare questo non può avvenire, in quanto l’Amare è l’Amore messo in terra e messo in azione, dentro e attraverso una creatura che oltre alla sembianza umana, è dentro di sé un Essere Umano, proprio di Umanità e non di disumanità o inumanità. Disumanità è quando si compiono abomini, crudeltà ed efferatezze. Inumanità è quando il potenziale Umano invece di esser espresso, manifestato e portato all’esterno, rimane o si ripiega su se stesso: in-voluzione.
Essenzialmente, con Amore, si intende un’entità universale, intelligente che crea forme intelligenti e dotate di ingegno e capacità di evoluzione; essa manifesta amorevolmente ed intelligentemente sistemi vita: si tratta cioè della Creazione comunemente intesa. Essa emana leggi universali universalmente valide ma relativamente conoscibili, a seconda dell’individuo, della situazione, delle circostanze, dello spazio, del tempo e quindi delle varie epoche.
Parliamo ora di una delle sbagliate interpretazioni dell’Amore: l’adattamento. Facciamo un esempio: un albero nel deserto, pur di esserci, pur di non perire, si adatterà alla mancanza d’acqua e ai forti sbalzi termici. Questo tipo di adattamento troppo spesso viene inculcato come concetto nelle teste delle persone spingendole a piegarsi e a sottostare a situazioni che di natura non confanno loro. Un albero però non può muoversi e decidere di cambiare luogo, una creatura umana invece sì, può farlo. Quante volte si sente la frase “non ti adatti” o “manchi di adattamento”… si è quindi così spinti a dimostrare eroismi a discapito di sé stessi (ecco qui che agisce l’archetipo dell’eroe che sostiene varie fatiche) violando i sani limiti del proprio essere che comprendono la tutela dell’agire per l’evoluzione cosciente attraverso un infinito cambiamento in perpetua evoluzione. Questa entità spirituale cosmologica chiamata Amore non ha bisogno di un io cosciente e individuato per essere ed agire se stessa; essa pensa ma non sente. L’amore implica un pensare, ideare e creare ma non un sentire a livello particolare ed individuale.. ha quindi una senzietà universale. L’Amare implica un io-anima autocosciente che attui il passaggio da un Amore universale ad un Amare particolare. Si può amare la natura, si possono amare gli esseri umani, e gli esseri umani a loro volta hanno svariati modi di Amare in sintonia con l’infinita creatività della vita, basti pensare come da un numero finito di note scaturiscono infinite melodie. L’Amare porta evoluzione, mai involuzione, disumanizzazione o rivoluzione. L’Amare sono un insieme di azioni: è una sinergia tra:

-Sentire (anelito verso l’anima mundi, quindi fattore universale, e verso un

soggetto speci fico quindi particolare)

-Pensare (idee, principi, valori)

-Volere (volontà che unisce e mette insieme il macro-universale, come le

galassie, fino al micro ossia volontà individuale)

-Agire agire manifesto, che crea la manifestazione.

L’Amore che diventa Amare aggiunge il sentire particolare, individuale e proprio di creature specifiche e non cosmologiche universali, generando così i “figli della senzietà” che sono i sentimenti attraverso i quali ci evitano che la senzietà abbia una forma di distacco e dissociazione dalla sfera del particolare individuale (l’importanza di un singolo fiore per esempio).
L’Amare prevede un corpo emozionale che permetta l’esperienza del sentimento. Il sentimento è composto dal sentire unito alla mente, generando così un pensare che diventa senziente e definito. I sentimenti sono come un barometro che permettono alla creatura, essenza messa in esistenza, di capire come essa si senta nel benessere o nel malessere. La pura percezione/sensazione esterna quindi viene tradotta attraverso il “software” “sentimento-interno” che delineerà come ci si sente e ci si trova in una determinata situazione (persona, luogo..), o di fronte ad una una determinata circostanza, e cosa un soggetto od oggetto ci evoca interiormente, attingendo ad un’infinita gamma di sfumature e coloriture per caratterizzare ogni differente sensazione. Il sentire messo in azione crea una “mozione”, un movimento, che da dentro si esprime fuori, crea quindi una E-mozione. Il secondo raggio è uno dei più delicati da trattare. Tanto quanto l’amare e l’amarsi sono stati perseguitati nei tempi dei tempi, (e tutt’ora continua questa persecuzione anche se a livelli diversi con modalità differenti..), tanto al giorno d’oggi si eccede in azioni che sono conseguenza di grosse limitazioni imposte in passato, impedenti il lecito libero arbitrio degli esseri umani. Impedire il libero arbitrio in nome di una certa verità, lede terribilmente la libera evoluzione dell’Essere umano verso quella che poi sarà la vera Libertà. Unirsi sentimentalmente e socialmente per affinità e non per ferite o idealismi sfrenati è un grande obbiettivo per il genere umano. Unirsi per affinità presuppone prima essersi scoperti e riconosciuti autonomamente da soli.. aver quindi sentito e ritrovato la propria anima, individuato le varie maschere appoggiate sopra le ferite primigenie per proteggerle, ma limitanti l’originale espressione della propria monade, attraverso la nuova attuale identità, durevole il tempo dell’incarnazione del momento, attraverso quindi l’io. In questo processo di auto-riscoperta di se stessi, occorrer anche captare e capire quali forze archetipiche agiscono in noi, al di fuori del nostro vero Volere (proprietà dell’io cosciente) e quali elementali “negativi” ci accompagnano dalla nostra infanzia, o prima. Pensare di eliminare e debellare del tutto le ferite e gli elementali che ci limitano costringendoci in gabbie soffocanti e situazioni è devitalizzante e un obiettivo non del tutto realizzabile. I suddetti ostacoli non scompariranno mai del tutto, qualche traccia rimarrà sempre nel nostro corpo causale, e fintantoché avremo quel determinato corpo fisico le loro tracce saranno anche nella memoria delle nostre cellule ; in realtà il vero scopo non è quello di cancellare le ferite.. ma di farle decantare e trasformarle in forze di consapevolezza, senza che continuino ad esserci di intralcio, impedendoci di proseguire liberamente verso il nostro divenire. Ogni evento vissuto da una creatura, per quanto doloroso, triste, terribile, disumano o inumano che sia, una grande importanza in quanto testimonianza di un certo vissuto; è un segnale che aiuta a capire com’è meglio fare e com’è meglio non fare, cosa sia più fruttuoso e cosa sia invece dannoso.
I ricordi permangono nella memoria dell’anima, e di conseguenza anche nel campo unificato, e nelle memorie akashiche del Creato, ciò non vuol dire siano costantemente presenti attivamente nella vita vissuta dell’individuo.
Talvolta però le ferite si riaccendono e originano le cosiddette “guardie del corpo”: questo meccanismo scatta come difesa, quando una situazione ne ricorda una analoga precedente finita male, causa di dispiaceri, sofferenze e disgrazie. A causa del trauma passato che questa nuova circostanza ci ricorda, si assume un atteggiamento sospettoso di difesa e si sta in allerta, memori dei rischi documentati nei “file ricordi” dell’anima. E’ bene però accorgersi quando questo meccanismo di allarme salvifico diventa un allarmismo controproducente e dannoso; constatato che le circostanze sono diverse, e/o la persona con la quale si ha a che fare è un’altra/diversa e noi stessi per primi siamo cambiati, allora si può scegliere se dare il via ad una nuova esperienza, con i propositi di viverla diversamente, perché si ha bisogno di sperimentare e si vuole toccare con mano come stiano ora le cose, oppure si può scegliere coscientemente anche un’esperienza diversa. In questo ultimo caso non saranno più le ferite o gli archetipi a decidere per la creatura e farla agire secondo le loro forze, ma sarà la persona stessa, attraverso la propria individualità, costituita da spirito, anima, corpo ed io, indivisi e uniti, a scegliere autonomamente e liberamente come procedere e dove destinarsi, creando così il proprio destino.

”Una persona riscatta se stessa quando vede e conosce quale mito sta mettendo in scena nella vita vivendo” disse James Hillman.

Quindi, riassumendo: Amore-saggezza riconosce dove non c’è l’Amare e, per amore e in nome dell’Amarsi (sé e gli altri), non si ostina cercando di far funzionare qualcosa che per sua natura in quel momento non ha i requisiti naturali di un buon necessario e soddisfacente funzionamento. In Nome dell’Amore possono essere compiute grandissime nefandezze: per Amore (senza Saggezza) della patria e del proprio paese sono state scatenate guerre e battaglie sanguinarie; per amore esasperato della vita, senza saggezza né compassione scatta l’accanimento terapeutico. L’Amore come principio è molto differente dall’Amore incarnato che si serve e fa appello alla senzietà e sensibilità dell’anima, da cui lo Spirito è completamente avulso per sua natura.

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L’Amore senza saggezza può manifestarsi tramite un eccesso di cura verso gli altri negando se stessi, sono gli abbracci che stringono soffocano e strozzano, è il nutrimento che ingozza e non ha misura, è impedire agli altri di percorrere il loro cammino perché li si vuole proteggere, salvare e preservare. Per amore della libertà negata si esercita il libero arbitrio nel cercare di sbugiardare ciò che era stato imposto. L’Amore Saggezza comprende il far esperire alle creature l’esperienza dell’”inesperienza”, esperienza sacra che va assolutamente tutelata, in quanto solo vivendo determinate situazioni si possono comprendere, e non solo capire, quelli che altrimenti rimarrebbero dei concetti astratti facilmente capibili dall’intelletto in quanto nozioni, ma lontani da una vera comprensione COSCIENTE. Solo quando i concetti diventano coscienti, e non solo consapevoli, allora possono davvero essere agiti, naturalmente in funzione di quanto la coscienza ha compreso, reso proprio e acquisito.

Eccessiva e costante premura del tipo: “Non è per te” ,“non camminare sul cordolo di cemento” ,“non toccare questo che ti fai male”, “non toccare quello” sono frasi con le quali spesso i genitori si rivolgono ai figli mossi da Ansia, più che da vero amore.. o si potrebbe dire da un’ombra dell’Amore intriso di paura. Il cercare di voler tenere al (troppo) sicuro una creatura spesso si trasforma in un impedirle l’esperienza necessaria per poi, gradualmente diventare cosciente di cosa siano tutti gli avvisi e gli avvertimenti dati. Far provare al bambino l’esperienza di scottarsi (leggermente e sotto supervisione!) un ditino, o di pungersi, aiuta a sdemonizzare la paura e tentazione insieme, che nascerebbero in lui verso l’oggetto/situazione additato come pericoloso, proibito e quindi altamente attraente. La distanza imposta da certe esperienze può scatenare l’impulso contrapposto di voler rompere ed oltrepassare dei limiti che, seppur messi ingenuamente come protettivi, vengono sentiti come limitanti, prevaricanti e comprimenti la sua libertà di poter esperimentare la vita. La Libertà è il supremo potere di poter fare. Per poter agire e vivere puramente il raggio/frequenza Amore Saggezza, è necessario avere Cuore, far agire il cuore, avere quindi cor-aggio. Il concetto di agire con il cuore è stato fortemente distorto facendo confondere la sua origine e il suo significato profondo, ma di questo ho già scritto ampiamente nella parte iniziale di questa tesi.

A questo proposito il mistico e guaritore Stylianos Atteshlis, conosciuto anche come “Daskalos” disse: “Il centro del cuore non è semplicemente l’organo fisico, ma il centro spirituale dell’Essere Umano. L’uomo fatto ad “immagine e somiglianza” (Genesi 1:26) dell’Essere Assoluto con la Ragione e l’Amore. Il nostro più Reale Sé, il nostro intimo Santuario in cui si consuma il mistero dell’unione tra il Divino e il mondano. “Cuore” ha quindi un significato che tutto abbraccia. La preghiera di cuore non è solo a livello emozionale e affettivo ma abbraccia la totalità ella persona. Dovremmo sforzarci per raggiungere la purificazione di tale centro, perché “Dio conosce i vostri cuori”, scrive Luca (16:15).”

Nello sciamanesimo il Cuore ha tre livelli: lo spirito romantico/cavaliere/dama, il genio creativo, e ancora più in profondità il Maestro interiore, grande come un pollice e dalle sembianze di un bambino che ride. Ma di questo e dell’innamoramento parleremo in un blog a parte.

Riassumiamo alcune parole chiave del 2° raggio:

  • Amore-Saggezza

  • Attaccamento

  • Amore incondizionato

  • Adattamento

  • Sentimentalismo

  • Corpo Emozionale

  • Intelligenza Cosmica

  • Evoluzione cosciente

  • Il sentire messo in Azione

  • Leggi universali

  • Maternità

  • Paternità

  • Genitorialità

Le leggi dell’attaccamento e dell’amore

Partiamo dal concetto di attaccamento, che è parte integrante del 2° raggio. L’attaccamento può manifestarsi sia positivamente che negativamente. L’attaccamento positivo si esprime attraverso l’amore, la connessione e il legame, consentendo relazioni sane. L’attaccamento negativo, d’altro canto, porta alla dipendenza, alla possessività e all’incapacità di lasciarsi andare. La sfida è coltivare un attaccamento positivo trascendendo le forme negative che ostacolano l’evoluzione.

L’amore, un aspetto chiave del 2° raggio, è spesso frainteso. Non implica accettare abusi o compromettere il proprio benessere. Significa invece favorire la comprensione e riconoscere la divinità intrinseca negli altri e con compassione riguardo al punto in cui si trovano nel loro processo evolutivo.

Implica discernimento, sapere quando stabilire dei limiti e comprendere che l’amore non equivale a consentire comportamenti dannosi.

Adattamento vs. Autenticità

Il concetto di adattamento può avere varie sfumature. Sebbene l’adattabilità sia una caratteristica preziosa, è essenziale bilanciarla con l’autenticità. Gli esseri umani non sono alberi confinati in un luogo; possiedono la capacità di scegliere e cambiare. L’adattamento non dovrebbe portare al sacrificio di sé o alla soppressione dell’individualità. Il vero adattamento implica scelte consapevoli allineate alla crescita personale.

Sentire, pensare, volere e agire

La sinergia tra il sentire, il pensiero, la volontà e l’azione è vitale nel regno del 2° raggio. Amare implica un’integrazione armoniosa di questi elementi, ciascuno dei quali contribuisce al processo creativo. Il sentimento cosciente non è solo una risposta emotiva ma una profonda sensazione sia del mondo universale che del mondo individuale. Il pensiero porta chiarezza e comprensione, mentre il volere implica la direzione cosciente dell’energia. Agire è la manifestazione dell’amore in modi tangibili e trasformativi.

Il corpo emotivo e la senzietà

Il corpo emotivo gioca un ruolo cruciale nell’esperienza dell’amore. Permette l’espressione dei sentimenti, traducendo le percezioni esterne in sensazioni interne. La sensibilità e senzietà, derivanti dal corpo emotivo, creano movimenti interni e quindi e-mozioni.
La sensibilità è la forza dinamica che spinge gli individui ad interagire nella vita, rispondendo agli stimoli con un ricco arazzo di emozioni. Le emozioni non ti definiscono ma “lavorano” per te e ti dicono cosa e come stai attraversando una determinata situazione.

Affinità sociale e sentimentale

Nella ricerca dell’unità attraverso l’affinità, è essenziale innanzitutto scoprire e abbracciare la propria individualità. Ciò implica riconoscere il vero Sé al di là delle maschere e delle ferite. Unirsi ad e con altri sulla base dell’affinità piuttosto che delle ferite o degli ideali irrealistici promuove connessioni sociali e sentimentali sane. L’autonomia e la consapevolezza di Sé pongono le basi per un’autentica unione.

Potere trasformativo delle ferite e degli elementali

Affrontare le ferite, soprattutto quelle emotive e sessuali, è un processo alchemico. Diventare consapevoli degli antichi elementali presenti nel proprio campo energetico e affrontare le forze archetipiche dentro di sé consente una trasformazione consapevole. Le ferite, come semi potenti, hanno il potenziale per far germogliare e sviluppare una crescita evolutiva. Prendere coscienza dei propri elementali e lavorare in questo senso (cambiare le proprie credenze condizionanti), offre opportunità di consapevolezza e trasformazione, portando a uno stato più liberato ed evoluto.

Per questo raggio ho scritto due storie che metto qui di seguito.

Ginevra era una bellissima cerva , tutti la amavano per il suo splendore, grazia e maestria.. Era la custode della Foresta. Chi aveva dubbi o attraversava periodi bui si recava presso la Grande Quercia, dove Ginevra risiedeva. Era bellissima, gli occhi saggi sapienti e gentili. Sapeva dire la parola giusta al momento giusto e tutti le erano immensamente riconoscenti. Sarebbe stata però l’ultima cerva di questa stirpe speciale. Ogni volta che dava qualche consiglio o dispensava qualche insegnamento, consegnava anche dei semi da piantare nella terra di coloro che andavano da lei, così che tutti o quasi, avrebbero avuto poi dei grandi alberi, maestosi e belli, sotto i quali meditare riposare e cercare ispirazione su come vivere la Vita nel miglior modo possibile. Lumino era un ragazzo che viveva al di fuori della foresta, e giuntigli molte storie che narravano di Ginevra decise di andarla a trovare per conoscerla. Strinsero un rapporto molto profondo e importante dove Lumino era diventato quasi una sorta di tesoriere: aveva promesso a Ginevra che dopo la sua dipartita avrebbe continuato a diffondere il suo insegnamento a chi l’avrebbe richiesto. Passarono gli anni e Ginevra annunciò a Lumino che presto se ne sarebbe andata. Lumino perse il controllo, il dolore provocato da questo pensiero era così grande che non poteva accettare di perdere Ginevra.. così quando diede i primi segnali di abbandono del corpo.. Lumino le attacco delle macchine per tenere in vita il corpo, non capendo che così facendo imprigionava solamente l’anima di Ginevra che, resa prigioniera, non poteva proseguire per la sua strada, continuando a stargli vicino dal mondo di là. Lumino portava in sé un grande dolore: perse la mamma che era piccolo e per lui la morte equivaleva all’essere abbandonati. Con il passare dei giorni però, si rese conto, guardando Ginevra, che sebbene il suo corpo fosse ancora trattenuto in vita, Lei non Viveva più attraverso di esso. Con una mano sul proprio cuore, e una sul cuore di Ginevra, stacco le macchine che forzavano il suo corpo ad una vita di non vita, e benedicendola e ringraziandola per tutto ciò che era stata e aveva fatto, lasciò che la sua anima volasse avanti, fuori da quel corpo amato e profondamente ringraziato per tutto ciò che le aveva permesso di fare qui sulla Terra.

Seconda storia: Esempi di lotta per provare ad amare in nome dell’amore, non curanti delle diversità.

C’era una volta.. in un paese lontano e vicino, un bellissimo ruscello dai magici gorgoglii; la sua acqua fresca e scintillante brillava alla luce del sole e dissetava tutti gli abitanti del Bosco Incantato che desideravano abbeverarsi. Su una roccia quasi del tutto ricoperta di morbido muschio, soleva sostare Trilly, una fatina leggera e leggiadra, conosciuta per la sua polvere dorata che alleggeriva gli animi e i cuori di chi stava poco bene: al capriolo ferito, al tasso ammalato, all’uccellino disperato per la morte del suo compagno. Trilly andava dove c’era bisogno e dispensava le sue cure con la polvere d’oro. Un giorno, seduta sulla sua roccia, vide Troll. Troll, molte ere prima, era stato un folletto un po’ sbadato ma molto carino e gentile, con il passare degli eoni pieni di guerre, battaglie e lotte era diventato un Troll, fatto di roccia e legno duro. Nemmeno lui si ricordava di essere stato un folletto; ora la sua voce era grossa e profonda, si muoveva pesantemente, e andava a sbattere di qua e di là. Nel bosco Incantato vigeva una legge: Fate e Troll non potevano assolutamente frequentarsi né avvicinarsi ad una distanza inferiore di 200 voli di rondine. Troppo diversi e incompatibili, secondo Il Re delle Fate. Il Re dei Troll a sua volta, preferiva stare lontano da quel mondo fatato di leggiadria e tintinnii, e teneva ben lontani i suoi protetti perché non finissero nella fossa barbara, baratro senza fine dove sarebbero finiti i Troll se non avessero rispettato la Legge. Trilly lo riconobbe in quanto molte ere prima erano stati amici, quando lui era ancora un folletto, e rimase sbigottita nel vedere com’era diventato. Sebbene la legge lo vietasse fece un volo sopra di lui, non poteva accettare che una tale imposizione non permettesse il contatto tra creature dello stesso bosco, e poi Troll era stato un suo grande amico, e aveva nel cuore molte memorie collegate a lui; certe belle e certe strazianti, come tutte le volte che fu imposto loro di stare lontani e non poter frequentarsi.. così iniziò a spargere la polvere d’oro.. ma Troll scambiò Trilly una mosca da scacciare, e con movimenti ampi e pesanti la colpì con la sua mano di pietra scaraventandola contro un albero facendola rimanere tramortita. Trilly, a tutta prima non capì cosa le fosse successo.. e incredula dell’accaduto tornò sulla sua roccia, per riposarsi sotto il sole ascoltando il dolce ruscello. Decisa a farsi riconoscere, ritentò numerose volte di approcciare Troll, cercando di aiutarlo con la sua polvere d’oro; ma mai una volta che lui si lasciasse cospargere della polverina senza infliggerle qualche colpo, anche non necessariamente con intenzionale cattiveria! Trilly era sempre più abbacchiata e disperata. Troll iniziò a ricordare qualcosa..e tutto sommato si sentiva meno solo con quella moschina luccicante, come la chiamava lui, ma ormai era troppo di pietra e legno la sua struttura per riuscire a far germogliare la leggiadria che Trilly emanava e cercava di dispensare. Trilly era molto stanca.. e triste.. voleva stare con il suo amico di un tempo ma ogni volta che ci provava alla fine era sempre più stanca. Cercava di dare e nutrirlo più che poteva… tant’è che il suo piccolo seno era diventato gigante e dolorante. Il braccio con il quale spargeva la polverina era debole e stanco e a stento poteva usarlo bene come avrebbe voluto. Così.. a Trilly non rimanevano che due opzioni: continuare, sperando nella magia della trasformazione ma rischiando la sua propria vita.. oppure decidere di andare per il sentiero degli elfi.. un sentiero luminoso e leggero com’era lei, senza per questo levare dal suo cuore Troll, con il quale magari si sarebbe re-incontrata nel futuro, lungo il proprio cammino, senza però più sfinirsi e alterare la propria natura per stargli vicino. Decise così di andare per la strada che sentiva adatta a lei.. fiduciosa che l’avrebbe portata verso luoghi leggeri e frizzanti, tale, infatti, era la sua intima natura.

Concludo questa breve trattazione del secondo raggio con un motto da ripetere a se stessi: “Io sono la prima creatura che mi è stata affidata di cui prendermi cura, prendendomi cura di me e amandomi potrò amare realmente anche gli altri; l’amore che metto in me è l’amore che riesco a trasmettere agli altri”.

Fonte : https://maddalenapremutibonetta.com/blog/2-raggio-amore-e-saggezza

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